martedì 30 maggio 2017

Un avvocato nel taschino


Il mio cliente era un manager-produttore più o meno conosciuto, uno come ce ne sono tanti..
Occupandomi di diritto d'autore, ne ho assistiti diversi, ma tutti con tratti comuni..
Si sanno muovere nei corridoi dei palazzi con la “P” maiuscola, bussano ed entrano, a volte non bussano proprio..
Sopratutto, con loro non è mai necessario usare la frase “prego, faccia come se fosse a casa sua”, perché lo fanno già spontaneamente..
Di quelli che conoscono tutti e che tutti conoscono, che hanno sempre un parente/conterraneo/compare d'anelli in comune o che comunque conosce/può arrivare al tizio di cui in discussione e/o d'interesse, dicendo “quello è amico mio”.
Uno di quelli abituali frequentatori di grandi cene dove non si sa mai chi sia a pagare..
Di quelli che ai dirigenti offrono sempre il pranzo nei posti giusti, dove ci si fa vedere e riconoscere nell'ambiente, ma non disdegnando di offrire un caffè a tutti gli altri, perchè se ne può sempre avere bisogno..
Uno di quelli che lavorano o hanno lavorato un po' in tutte le produzioni e con tutti gli artisti, anche se poi non appaiono quasi mai nei titoli di coda..
Insomma, il mio cliente era uno che sapeva il fatto suo nel mondo dello spettacolo e della televisione, a tratti oscuro, ma per tutti straordinariamente attraente.
Un uomo davvero brillante, che pagava puntualmente tutti, ma a cui tutti dovevano praticare un po' di sconto, così, per definizione, perché per lui era quasi un atto di educazione o meglio, come diceva lui, di “buona volontà” e non ci si poteva rifiutare!
Ma se c'era una cosa che il mio cliente sapeva fare davvero era scoprire talenti, per i quali si spendeva con vera passione.
Un certo talento in verità diceva di aver ravvisato anche in me, quando dopo avermi conosciuto come controparte nel corso di una trattativa, pur giovane e sconosciuta freelance, aveva deciso di affidarmi una lunga serie di incarichi professionali, così, sulla base di un'intuizione, un investimento personale che non è poi rimasto insoddisfatto.
Il problema principale del mio cliente era che tanto più questi talentuosi artisti che decideva di adottare erano giovani e famosi, di una notorietà magari improvvisa o talvolta piuttosto “improvvisata”, tanto più arduo era amministrarli.
Che fare quindi nei momenti di criticità?
Litigare?
Dichiarare subito guerra, schierare mezzi e soldatini ed attaccare?
Troppo facile..
No!
In questi casi il mio suggerimento era di optare per una linea piuttosto morbida, consumata mediante una sottile strategia di persuasione (sebbene piuttosto “decisa”) del giovane artista di turno (o meglio ai danni del).
Questo senza comunque abdicare ad una difesa più tradizionale che era prevalentemente mirata a raccogliere e precostiture le prove per un (eventuale, successivo) contenzioso.
Pertanto, quando i capricci e le bizze di questi artisti oltrepassavano il limite della umana tolleranza, forte della fiducia del mio cliente, decidevo che non andasse inviata la canonica (seppur quanto mai meritatissima!) diffida da legale, che oltre ad obbligare a definire le doglianze, in fatto e diritto, avrebbe provocato il sicuro irrigidimento delle posizioni.
Il mio suggerimento era piuttosto che a scrivere fosse direttamente il cliente, come di propria iniziativa, senza mediazione, una lettera spontanea, appassionata, in cui questi si strappasse il cuore dal petto e lo porgesse alla controparte, come un umile dono.
Una lettera, ovviamente, integralmente da me predisposta.
E quanta libertà concede l'agire in incognito, dismessa per un attimo la toga ed indossati i panni del cliente!
Niente tecnicismi, argomentazioni più grossolane, dove si dice, non si dice, si paventano scenari più complicati, da nessuno auspicati, in cui si offre sempre una soluzione bonaria, un commodus discessus, perché quello che conta, in fondo in fondo, sono solo i sentimenti.
Una lettera scritta di proprio pugno dal cliente (poco conta che quel “pugno” in realtà lo sferrasse il sottoscritto avvocato..) con l'obiettivo (apparente) di provocare un dialogo, ma quello (più insinuante) di ottenere in risposta le ammissioni della controparte in ordine alle concrete modalità del rapporto e stavolta per iscritto (sic! come si scriverebbe negli atti di causa..).
Certo, perché nella maggior parte dei casi non c'era nulla di scritto tra di loro, solo una stretta di mano.
In realtà poi nella lettera (un pochino) si doveva intravvedere che dietro il cliente o, meglio nel suo taschino, c'era un avvocato.
D'altra parte, un manager di artisti che ha fatto fortuna, ma, nel caso di specie, non credo si fosse spinto oltre una (seppur dignitosissima) licenza di quinta elementare (peraltro, immagino, forse ottenuta più per la simpatia della maestra, “corrotta” a colpi di caramelle..) non è che usasse ogni giorno certe espressioni..
Come d'altra parte, le medesime espressioni, rivolte ad un artista che magari non ha propriamente studiato all'Istituto d'Arte Drammatica, essendosi piuttosto formato alla scuola dei talk show di fascia pomeridiana, interrotti ogni tre minuti dalla pubblicità, via dall'equazione sole-cuore-amore, il rischio di cogliere nel segno l'avevano pure..
Invero, la strategia di strisciante convincimento, vedo-non-vedo l'avvocato, faceva sì che il giovanotto alla fine si “ravvedesse” davvero, peraltro pensando di essere pervenuto a quella decisione per una sua libera ed autonoma scelta.
Anche la giovane show girl di cui in discussione, dopo avere ricevuto la lettera che leggerete in appresso, è scesa a più miti consigli o, meglio, a più miti “capricci”.
O per lo meno, lo ha fatto per un altro paio di stagioni, come si dice nel mondo dello spettacolo.
Poi, pare che, attaccata l'ugola al chiodo, abbia messo su famiglia ed aperto un ristorante (forse) in provincia di Crotone, dove (dicono) si mangi anche molto bene!..
Buona lettura...

mercoledì 17 maggio 2017

Per cominciare: la miglior strategia di un avvocato è far leva sugli errori altrui.


Il figlio (minorenne) dei miei clienti era stato accusato di avere investito con la propria bicicletta un ciclista di mezza età che, con un gruppo di amatori, percorreva una tranquilla via provinciale, in una soleggiata domenica di fine estate.
Il giovanotto (a quasi 14 anni, già un serio pirata della strada!) provocava a questo signore una frattura scomposta e la conseguente necessità di un'accurata faticosa riabilitazione.
Il ragazzino, prontamente accerchiato (!!) dal gruppo di amatori (e mi pare il minimo!) si diceva poi avesse fornito false generalità (o quanto meno, pareva che il cognome fosse lui, ma il nome non corrispondesse), oltre a un numero di cellulare che spesso non squillava e l'indicazione del liceo che frequentava.
Il (povero!) danneggiato non era riuscito quindi ad avanzare “pacificamente” e riscuotere prontamente il dovuto risarcimento.
Lo stesso pertanto era costretto ad una difficile ricerca del giovane, che implicava di chiamare telefonicamente tutte le famiglie che in zona portavano quel cognome, oltre che svariati appostamenti presso tutte le scuole della provincia..
Fino ad individuare il nome giusto!
Per carità, un po' di cose non corrispondevano, ma meglio di niente!
e considerando la reticenza del ragazzo e il fatto che" le istituzioni non ci tutelano abbastanza!!", si poteva approssimare che fosse lui, proprio lui, il pirata della strada.
Seguivano un paio di telefonate a casa, una denuncia (seppure contro ignoti), qualche raccomandata..
La richiesta economica non veniva quantificata, ma quello che era certo è che il ragazzo avrebbe passato i guai seri.
La mia strategia?
Oltre al fatto che chiaramente il figlio dei miei clienti non aveva alcuna responsabilità nella vicenda, sceglievo innanzitutto di far leva sui grossolani errori difensivi della controparte, che metteva in campo una serie di condotte perseguibili (e non solo in sede civile) molto di più di quelle che astrattamente erano riferite al minore.
Come si concludeva la vicenda?
Con una integrale remissione della querela presentata dal ciclista danneggiato contro il mio giovane assistito (su suggerimento della PG) e una denuncia d'ufficio contro la moglie del danneggiato.
Si, perchè nelle more dello scambio di corrispondenza tra legali, in attesa delle indagini della Polizia, la signora aveva visto bene di effettuare un interrogatorio (modello “Law and Order”) del mio giovane assistito con un'incursione diretta nella classe del ragazzo.
Tutto è bene quel che finisce bene! (o quasi.. magari non per tutti, solo per i miei!).
In allegato, la mia prima lettera di risposta al collega di controparte.
Ne seguivano svariate altre, ma la direzione si dovrebbe capire..
Buona lettura!

       


Milano, 29 gennaio 2016

Egregio Signore

Avv. Tizio De Tizis

Via, Città, CAP


Oggetto: Caio c/ Sempronio - riscontro Sua del 18.1.2016

Egregio Collega,
a nome del mio assistito, Sig. Lucio Caio, riscontro la Sua pregiata in oggetto, pervenuta in data 18.1.2016, seppur datata 22.12.2015.

Devo tuttavia preliminarmente evidenziarLe che, mio malgrado, non mi è possibile accettare alcun contraddittorio in merito, nè prendere posizione sui contenuti della missiva medesima, in quanto la vicenda in parola non riguarda il mio assistito.

Infatti, la Sua pregiata è stata indirizzata erroneamente al Sig. Caio (nonché ad una non meglio precisata Sig.ra Clelia Ciceronis che non ha alcun legame con il cliente), poiché il medesimo non è genitore del minore Giulio Caio, a cui vengono riferiti gli asseriti danni subiti dal Suo assistito con relativa richiesta di risarcimento ed il cliente (nonché il suo nucleo familiare) è del tutto estraneo all'episodio in parola.

Nel caso di specie ricorre invero un grossolano errore nella identificazione dell'autore della presunta condotta dannosa e/o dei soggetti responsabili dell'occorso da Lei riferito.

Sono certa che il Collega abbia scrupolosamente compiuto le proprie valutazioni professionali sulla base delle dichiarazioni del cliente.

Pur tuttavia mi permetterei di evidenziare al Suo cliente, Suo tramite, che rivolgere richieste economiche a fronte di accuse precise, formulate in termini giammai dubitativi, ma perentori e minacciosi, senza essere evidentemente in possesso delle necessarie certezze sulla identità dei soggetti responsabili è condotta altamente incauta che oltre a recare impropria molestia e turbamento nei destinatari incolpevoli, rischia di generare ben più gravi responsabilità.

Non dubito che, una volta verificate le dichiarazioni del Sig. Sempronio e/o delle fonti comunque sentite in relazione alla vicenda, che hanno consentito di risalire impropriamente al mio assistito (non è dato sapere in che modo), le pretese in parola potranno essere opportunamente rivolte ai danni del reale destinatario.

Tuttavia, nelle more, state tutto quanto sopra premesso e chiarito, invito il Suo cliente, Suo tramite, a voler far pervenire ai miei recapiti immediatamente, comunque entro un termine non superiore a 48 (quarantotto) ore, una presa d'atto dell'errore nella identificazione del soggetto responsabile della presunta condotta dannosa in parola, con una completa rinuncia in ordine alle pretese incautamente formulate nei confronti del mio assistito, il quale si è detto, in tal caso, sin d'ora disponibile ad archiviare la vicenda in termini bonari.

In difetto, mio malgrado, devo informare il Suo cliente, Suo tramite, che, stante gli aspetti soprendenti e paradossali della vicenda, che hanno comunque recato molestia al Sig. Caio ed al suo nucleo familiare, ho già ricevuto mandato dal medesimo per procedere a tutelare i diritti del mio assistito presso ogni Autorità competente.

A Sua disposizione per ogni necessità di chiarimento in relazione ai contenuti della presente, resto in attesa di un Suo urgente riscontro alla presente.

Cordialità.
Avv. Giorgia Crimi


Racconto frutto di pura fantasia.
Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è del tutto casuale.
Lo scritto ha valore e scopo puramente esemplificativo e di intrattenimento.
Riservati i diritti. E' vietata la riproduzione anche parziale.

di Giorgia Crimi

mercoledì 29 maggio 2013

Luigi Pier Antonio Imbranati, Dottore in Giurisprudenza, ex fuori corsoripetente, praticante Avvocato – La lettera di motivazione


Gentilissimo

Studio Legale Internazionale

Chaster Madisons Huchinton Sichinis Bianchetti e co.
All'attenzione dell'Avv. Astolfo Maria Sichinis Bianchetti
Piazzetta del Giusto, 2
Milano (paese)

Milano, 30/5/2013

Oggetto: richiesta di lettura curriculum per ammissione alla selezione di n. 1 unità praticante Vostro rif. Bacheca Tribunale – (rispettosa) eventuale assunzione - a tempo indeterminato (possibilmente, sennò a part time)


Salve!
Sono Pier Antonio Imbranati, detto Pierbra, ho 30 anni e sono veramente motivato a lavorare in uno studio internazionale e molto attivo come è il Vostro, almeno mi pare, per me.
In effetti, ho visitato il Vostro sito web che mi ha proprio flaschato, questo dinamismo che si respira, con apertura verso il nuovo, l'europa e i giovani.
Io mi sono laureato in giurisprudenza alla sessione di Marzo, con tesi in Diritto dello Sport dal titolo “Giurisdizione in materia disciplinare sportiva: quando il calciatore frequenta la velina e perde colpi sul campo”.
Peraltro ho fatto tutta una ricerca monografica sul rapporto Totti-Ilary che penso sia di attuale importante interesse, in quanto esprime un connubio a metà tra diritto, sport e televisione.
Più che altro con un approccio tridimensionale e multitasking.
Certo non è facile scrivere una lettera di motivazione, ma ritengo sia necessario allegarla al cv, perché lo rende più professionale e serio (o almeno così mi hanno consigliato delle persone che stimo di brutto).
Io sono un ragazzo semplice e solare, con doti di leadership, capacità di comunicazione e di interrelazione, con una visione a 360° sulla realtà, verso cui ritengo che bisogna essere costantemente voltati.
Infatti, penso sinceramente che anche se mi sono laureato fuori corso, non conta perché nella vita è importante costruirsi come persona, una persona dentro, che ragiona con la testa, ma a volte anche con la pancia.
Infatti, nella mia vita io ho sempre lavorato.
A 17 anni infatti sono diventato aiutante animatore di spiaggia in un noto centro turistico in Sicilia, vicino a casa mia (che non Vi indico giustamente per non fare pubblicità occulta), in cui mi sono sempre distinto per la disponibilità e per l'uso della chitarra classica, da spiaggia, appunto.
Inoltre, in anni recenti, ho anche studiato armonica a bocca, da distinguersi dalla fisarmonica, che essendo che è un strumento che richiede grande applicazione, denota uno spirito di sacrificio e una personalità da studioso.
Fin da giovane, infatti, nel centro turistico ho maturato interesse per il diritto; mi chiamavano sempre se c'era qualcuno che alzava le mani e alla fine, grazie a me, che mi sono sempre sentito avvocato dentro, finiva tutto a stretta di mano.
Comunque vorrei anche aggiungerVi che è da bambino che vedo Forum.
Io ritengo che il Vostro studio sia a me congeniale, ma non Vi nascondo che per me è una scelta sofferta, sotto tutti i punti di vista.
La distanza dal paese, dagli affetti e dal locale dove organizzo serate ogni giovedì, con spirito di iniziativa, problem solving, con spesse volte speech in pubblico, mi sbarella e non poco.
Ma penso che potrei affrontare questo Vostro sacrificio che mi infliggerete come un percorso di accrescimento professionale e di necessaria maturazione fisica e intellettuale, che risulta importante per uno che, come me, non vuole le facili scorciatoie, le raccomandazioni e vuole aiutare imprinis il prossimo più bisognoso.
In effetti ho rifiutato la raccomandazione di mio zio, Consigliere Comunale, a fare l'articolista a progetto che, non Vi nascondo, mi ha pesato e non poco sopratutto dal versante economico, perché erano bei 600,00 euro mensili puliti.
Ma io ho detto di no perché penso che le raccomandazioni che in un mondo del lavoro come oggi, distrutto dalla corruzione dei potenti, sono veramente una cosa da combattere e da reagire.
Oggi come oggi, io vorrei, grazie a Voi, crearmi la strumentistica necessaria a operare il mio ruolo nel mondo del lavoro, per dare il contributo a questa società disonesta e cambiarla dal di dentro, con un entusiasmo pazzesco.
In effetti, a tale scopo, avrei fatto anche il militare obbligatorio se non fosse che lo hanno tolto, come Voi ben sapete.
Adesso non voglio tediarVi con facili storie dal passato, che è tutto scritto sul mio allegato cv (1).
Ma Vi posso dire che io con Voi non avrò mai pregiudizi, in quanto ritengo che siamo tutti uguali e che occorre aiutarsi nelle necessità.
Infatti, siccome io capisco che, anche volendo un praticante, sopratutto uno che si è appena laureato onestamente e non sa fare molto, lo dovrete pagare, con tutte le difficoltà del mondo del lavoro, delle tasse sui lavoratori, io, per venirVi incontro, Vi dico sin d'ora che, al bisogno, mi potete pagare pure in nero, tanto non risulta neppure che ho la stanza a Milano, perché anche quella la pago in nero.
Per il resto, Vi assicuro che sul lavoro quello che dovrò fare lo farò, perchè sono pronto anche a sporcarmi le mani, facendo giri, lavori di segreteria, 
consegne e accompagno.
Vi ribadisco, con rispetto, che la mia personalità è confacente e in linea con il profilo della bacheca, sperando che vogliate aprirmi le braccia in questa straordinaria esperienza di vita che è il Vostro studio.
L'unica cosa che Vi chiedo è se potrei iniziare a questo punto almeno dopo l'estate, perché siccome non ho fatto vacanza perché ho finito la tesi a marzo, volevo farmi un viaggio in Olanda, con i miei colleghi, che mi servirebbe anche per migliorare il mio inglese, in una visione globale del mondo e della società.
In ogni caso, al bisogno, se voleste chiamarmi per un colloquio conoscitivo, Vi lascio la mia reperibilità.
Distinti saluti.
Firma
Pier Antonio Imbranati dottore laureato.


Racconto frutto di pura fantasia.
Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è del tutto casuale.
Riservati i diritti. E' vietata la riproduzione anche parziale.
di Giorgia Crimi

giovedì 23 maggio 2013

Luigi Pier Antonio Imbranati, Dottore in Giurisprudenza, ex fuori corso ripetente, praticante Avvocato - Antefatto. Il curriculum vitae.


1)Luigi Pier Antonio Imbranati, Dottore in Giurisprudenza, ex fuori corso ripetente, praticante Avvocato – antefatto – il curriculum vitae

Il curriculum mio? Di cosa?”.
Preoccupato, vaga con la mente, ripercorrendo la sua vita che gli appare improvvisamente insipida, vuota, come non mai..
A parte la laurea..?! Il Praticante si arrovella..
Praticamente il nulla!!!”.
Deve provare, deve riuscire a dare una dimensione alla sua esistenza, ravvisare la logica del suo “percorso formativo”, in fondo ha fatto un sacco di cose! Quali fossero però non riusciva a ricordarle..
Combattuto, quindi, tra l’ottimismo ed il pessimismo più bieco, tra il riso ed il pianto, tra una lacrima sul viso, una carezza e un pugno, volare e il mondo..
Trovato! La chitarra!
E sempre “studio” è”
Da l’idea di un animo sensibile, delle doti di leadership, perché tutti sulla spiaggia si riuniscono intorno al chitarrista a cantare Battisti, dello spirito di adattamento, perché suonare sugli scogli non è facile...
Anzi, fa proprio “figo”!
E di qui prende avvio la fantasia..
L'immagine di “un uomo che sa”, uno giusto, tipo americano, uno che suona sulla spiaggia (stavolta di sabbia, che fa meno male!), al tramonto, con gli stivali... no va beh! Magari gli infradito!
Con gli amici intorno, ma anche da solo, perché lui si basta, perché “lui vale”.. No, quella era la pubblicità del colore dei capelli da donna, non è proprio l'idea giusta..
Ma la fantasia dell'uomo d'affari, “arrivato” che dopo una faticosa giornata di lavoro, si fa un wisky, con il nodo alla cravatta allentato ed il cane che lo segue fedele, mentre con i suoi stivali scompare sul suo cavallo al tramonto..
Oddio, le fantasie si sovrappongono..
Un po' “Law and order”, un pò “Malboro Country”, un po' l'indiano di “YMCA”..!
più che sulla spiaggia, il Praticante era in alto mare!
All’improvviso, dal nulla, emerge chiaro, nitido, un ricordo, quello del saggio in parrocchia, quando accompagnando le vecchine del coro su “Mira il tuo popolo”, era partito in un assolto di chitarra elettrica e... lì era finita la sua carriera di musicista da chiesa!
No, decisamente niente chitarra.
E di lavoro? Aveva esperienze di lavoro?
Ehm, vediamo.. attitudine ai rapporti interpersonali, capacità di leadership.. si, beh... l’animatore di villaggi turistici! non fa tanto avvocato, ma noi ce lo teniamo!” disse il Praticante, contento di aver finalmente trovato “un qualcosa”.
Tutto questo, tutta questa affannosa ricerca perché, diceva la madre del giovane Praticante, a cui lo aveva detto il portiere, a cui lo aveva detto il figlio..
Sai quello bravo? Laureato con 110, lode e menzione in economia che lavora da 4 anni in Inghilterra, per la Glen..per la Gonst.. come si chiama?! la “Gongles”! quella cosa di computer famosa che ci cerchi le cose!..”
Si, insomma, il portiere aveva detto alla madre del Praticante (anzi, aspirante tale, ancora!) che non può presentarsi in uno Studio senza uno straccio di curriculum vitae!
E che le devo dire signora! Mio figlio dice che se hai più di 24, non sei bilingue e non hai almeno due/tre esperienze di lavoro importanti nel curriculum, prima di avere conseguito la “lauria”, sei fuori dal mercato, sei già vecchio!”, soleva dire il portiere o amico o figlio di questi.
E poi: “signora! Io e mia moglie siamo fortunati.. mio figlio, lui bravo è!”, aveva soggiunto, atteggiando il volto in espressione un po’ schifata..
Premesso che del Praticante tutto si poteva dire tranne che avesse mai avuto malattie alle lingue.. “Bilinque?! ste cose che ci contagiano le fimmine straniere.. buak!” diceva tra se e se la madre del praticante.
Però era pur vero che in tutto il palazzo fosse noto come il Praticante non avesse mai brillato negli studi, ma che fosse piuttosto propenso allo “schiffaramento”, ovvero l'arte del dolce far niente.
D'altra parte il Praticante non poteva dare loro torto..
In tutto il palazzo lo volevano anche bene, perché se si trattata di aiutare a salire la spesa alla signora del quarto piano e l'ascensore era fermo, era sempre il primo!
ma si sapeva che in fondo non era mai cresciuto e che era pigro perfino pure quando si trattava di uscire il sabato sera.
Uscire?! si va beh! Ma che c'è da fare?! Niente c'è da fare!” diceva agli amici ogni volta finché non lo trascinavano fuori.
E quindi la madre del giovane aspirante praticante avvocato non si era poi così impressionata dell'espressione “schifiata” del portiere che vanagloriava il proprio figlio a discapito di Pierantonio il Praticante.
Però...
Si, è vero, il figlio i 24 li aveva già superati (e pure i 25 ed oltre)..
Eh! che sarà mai!”, diceva nei dialoghi con il padre, “non ha mica bisogno di lavorare! Perché questa fretta?! Che i genitori lo possono ancora mantenere, scherziamo?!”.
E il pensiero volava a quanto in realtà un figlio in casa fosse meglio che averlo a lavorare lontano.
Un figlio lontano? all’estero magari!? con tutto quello che succede? il terrorismo, le cattive compagnie, il freddo, il malo mangiare.. un figlio lontano un figlio perso è! E poi chi le dice ste “verità”!! alla lunga si sistema, si sistema... anche qui, senza dovere lasciare la sua casa e la sua famiglia!”.
Ma il Giovane Praticante (aspirante Praticante!) Avvocato, intimamente, un po' di disagio lo aveva, perché qualche aspirazione, seppur sepolta nel più profondo della sua “interiorità”, ancora l'aveva.
Il curriculum vitae: ma che ci devo scrivere?!”.
Non mi prenderanno mai! Perché la tesi non l’ho fatta in commerciale, amministrativo.. invece che in Diritto Sportivo?!! anche se (modestamente) tesi di tutto rispetto era!” si consolava il giovane Praticante.
Ma questi momenti di disagio, di disturbo nelle “interiora”, che accusava il Praticante, poi passavano, tutto d'un tratto, quando la mamma gli faceva il sugo e le cotolette di pollo fritto.
Ma t'immagini che poi uno si deve cucinare... ma come faccio io, che mia madre cucina benissimo?!” diceva al telefono con un amico il Praticante quando, nel corso dei momenti di crisi più nera, gli balenava il pensiero di andare a lavorare al nord.
Poi però un giorno, come fu come non fu, all’improvviso, del tutto inaspettatamente: tam!! come una “tumpulata” all'improvviso: il colloquio!
Si, perché il fratello del padre di un compagno di liceo del Praticante (che poi sarebbe lo zio, mi sto sembrando il presentatore coi capelli rossi di “Scene da un matrimonio”, come si chiamava, Mengoli?!..
insomma, questa specie di amico del parente del padre del Giovane Aspirante Avvocato Pier Antonio, aveva un commercialista che conosceva un avvocato che forse, ma solo forse, stava cercando, dicevano, ma sommessamente, senza farlo sapere troppo in giro, un praticante, non si sa mai..
L'annuncio l'avevano fatto leggere (di nascosto) al padre, che glielo aveva raccontato così:
AAA cercasi neo- laureato, sesso maschile, razza ariana, giurisprudenza specialistica (no vecchio ordinamento, perchè senno si capisce che sei fuori corso!)
specializzazione diritto fallimentare, bancario, commerciale
english mother tongue language
possibilità seconda lingua cinese/giapponese
automunito
no coniugato
disp. full time, orario continuato
no perditempo

In realtà né il padre, né tanto meno il figlio, giovane praticante, avevano capito almeno la metà delle cose richieste.
Una cosa era certa: il praticante la macchina ce l'aveva e non aveva proprio intenzione di sposarsi, né ora né mai.
E così il padre del giovane speranzoso aspirante, tramite il basista dello studio legale aveva strappato alla segretaria la promessa di fare incontrare il praticante all'Avvocato, per un colloquio conoscitivo.
Senti a me” aveva detto all'amico del padre del praticante la segretaria, “il curriculum che mi hai dato io farò finta di non averlo mai ricevuto e questo per la nostra amicizia. Se poi l'Avvocato glielo chiede al ragazzo, gliene faccio leggere un'altro. Tanto quelli poi tutti uguali sono, tutti minchiate scrivono!”.
Si, aveva un colloquio, finalmente, anche lui, il giovane aspirante avvocato.. “Giovane” che continueremo a chiamare tale solo per convenzione, dato che non lo è più del tutto..
A 29 anni quasi 30 di età e 7 (circa, anno più, anno meno..) e qualche sessione di Università, è più esatto dire “giovanile”..

Ma in fondo, tra disoccupazione e fuga dei cervelli, assistenzialismo e immigrazione, crisi economica, globalizzazione e buco dell’ozono (che ci sta sempre bene..), lui l’ha sempre pensato, a trent’anni la notte ancora giovane è!
To be continued....
Di Giorgia Crimi

Tutti i diritti sono riservati; è vietata la riproduzione anche parziale.



mercoledì 22 maggio 2013

Ho cantato con Stevie Wonder!! Diario di un sogno che non dimentico..


Sono la cantante italiana che è salita per prima sul palco di Stevie Wonder! 
E non ci credo ancora di più perché seppure cantante, io sono un serio avvocato! 
Ma credo che nessuno più di me avrebbe mai desiderato quel momento..
Datch Forum, Milano 26 settembre 2008, ore 21,30, unica data italiana di Stevie Wonder: diario di un concerto straordinario.
Con mio fratello arriviamo la mattina da Palermo, in aereo Alitalia, dopo aver auspicato fino all’ultimo che si concludesse la trattativa per il salvataggio dell’azienda..
Sia io che Edoardo (mio fratello) partiamo “dopati” di aspirina in quanto lui con febbre io con tosse, raffreddore e raucedine violenta.
Tra l’altro senza riuscire (per via della febbre..) a dedicare, come ci eravamo promessi, due ore al giorno al ripasso dei testi di Stevie Wonder!
Arriviamo al Datch Forum e nonostante la cifra spesa i posti sono purtroppo collocati all’ultima fila della platea. Ma pazienza, Stevie arriverà lo stesso alle nostre orecchie, ai nostri occhi, ai nostri cuori.
Entra Stevie, suonando con una band supersonica un brano di Miles Davis, All Blues ed è subito follia generale presso il pubblico di 25 mila persone circa.
E’ simpatico, geniale, divertente e coinvolgente.
A un certo punto, non so quale del concerto perché perdo subito la cognizione del tempo sulle sue note, inizia a fare esercitare il pubblico su vocalizzi jazz sempre più difficili e il pubblico lo segue!
Terminata questa operazione, improvvisamente chiede due cantanti dal pubblico.
Io non capisco, capisce per me Edoardo. 
Mi alzo in piede ma tentenno. 
Poi mi accorgo che una tizia si muove verso il palco ed allora prendo coraggio e al grido di mio fratello “Giorgia vaiiiiii!” , in pieno stile Forest Gump, inizio a correre i 100 mt a ostacoli fino a raggiungere il paco, dove però si è già raccolta una discreta folla..
Sono circa 30 persone che, già alti in quanto milanesi, saltano scalmanati chiedendo a Stevie di essere scelti. Io mi defilo, sono troppo bassa, non mi vedono e poi tanto non ho voce stasera..
Poi scende dal palco un signore scuro e robusto in tuta e mi indica. Io indietreggio, “forse do fastidio!” è il mio pensiero. Ma lui mi raggiunge “cavolo, la cosa è seria! Mi vuole buttare fuori!” penso io.. Invece no! Mi prende per mano e sorprendentemente, senza che me ne accorga, mi porta dietro le transenne e io avanzo in stato febbrile.
Poi la febbre ce l’ho veramente..
Ho soltanto la lucidità di lasciare ad un signore la cui faccia non ricorderei la mia borsa e salgo sul palco.
Cavolo! E’ come essere sulla spiaggia più bella del mondo, si sente calore, emozione, energia..
Mi danno il microfono e mi presento. 
Tocco la schiena di Stevie che suona il piano, ma mi avvicino con discrezione, capperi c’è Stevie a un passo da me!!
Stacca il tempo e la band (molto big..) inizia a suonare una base funk. 
Io sono discreta, stranamente intimorita.. ma cosa devo fare davanti a Stevie se non contemplarlo?!
E inizio a fare dei vocalizzi, di felicità, non per gusto di esibirmi ma per esprimergli una gioia talmente incontenibile che la voce sale sale sale.. e prende e vola!
Poi gli canto in blues : “it’s my dream Stevie to play a tune with you!!” e menomale che questa cosa gliela dico in corretto inglese, nonostante la mia confusione mentale..
Lascio il microfono all’altro eletto.. e penso che forse non sono stata in grado di esprimere quanto avrei voluto ma di sicuro gli ho comunicato la mia gratitudine, la mia gioia e reverenza.
Mi danno due pass vip per il dopo concerto il cui prosieguo ascolto con ancora più intensità, in stato di trans.
Perché me su 25 mila persone?? Sarà un segno!
Nel back stage ci si presenta agli altri, si parla della nostra canzone di Stevie preferita.
In inglese (nonostante l’emozione) racconto di quando all’età di 9 anni mi ero svegliata in una giornata calda di maggio, stranamente molto presto e accesa la radio avevo sentito “OVerjoyed” che mi aveva lasciato di stucco: “dove vola questa musica?!!”.
Una canzone, un momento che mi segna la vita perché inizio a cantare attraverso la musica di Stevie a cui ho dedicato tributi e la cui opera studio ed eseguo con religiosa applicazione.
Entrano i musicisti e i coristi ad uno ad uno, educati, evoluti e ci salutano.
Uno di loro è ancor più simpatico e inizia a farci cantare in coro “Another Star” e mentre Milton, il fratello manager di Stevie riprende il momento, entra lui e l’emozione è enorme.
Simpatico ci rimprovera come un insegnate che entra in una classe di studenti scalmanati e dice di essere geloso che cantiamo la sua canzone. Che tipo straordinario!
Ci facciamo le foto. 
Mi avvicino a lui, mi presentano come la cantante che ha cantato con lui.
Non ho parole ma tanta commozione. Perché io?!
Io ed Edoardo ci stringiamo a lui e ci scattano una foto che è qualcosa di più eterno di un’immagine, è una scottatura al cuore, un dono inspiegabile.
E ora mi scrivono un sacco di persone, chiedendo di descrivere loro le mie emozioni, poi oggi un articolo su di me su La Repubblica..
Speriamo arrivi anche il tanto sospirato produttore che si interessi ai brani di mia composizione..
ma già così io sono felice e senza parole..
Forse in fin dei conti i sogni non sono solo desideri, ma talvolta, se ci credi veramente e ti avvicini con discrezione a loro, forse a volte si realizzano pure.
Giorgia Crimi


https://www.youtube.com/watch?v=az4cWu-OngI

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/01/giorgia-stevie-wonder-avvocato-duetta-col.html