martedì 30 maggio 2017

Un avvocato nel taschino


Il mio cliente era un manager-produttore più o meno conosciuto, uno come ce ne sono tanti..
Occupandomi di diritto d'autore, ne ho assistiti diversi, ma tutti con tratti comuni..
Si sanno muovere nei corridoi dei palazzi con la “P” maiuscola, bussano ed entrano, a volte non bussano proprio..
Sopratutto, con loro non è mai necessario usare la frase “prego, faccia come se fosse a casa sua”, perché lo fanno già spontaneamente..
Di quelli che conoscono tutti e che tutti conoscono, che hanno sempre un parente/conterraneo/compare d'anelli in comune o che comunque conosce/può arrivare al tizio di cui in discussione e/o d'interesse, dicendo “quello è amico mio”.
Uno di quelli abituali frequentatori di grandi cene dove non si sa mai chi sia a pagare..
Di quelli che ai dirigenti offrono sempre il pranzo nei posti giusti, dove ci si fa vedere e riconoscere nell'ambiente, ma non disdegnando di offrire un caffè a tutti gli altri, perchè se ne può sempre avere bisogno..
Uno di quelli che lavorano o hanno lavorato un po' in tutte le produzioni e con tutti gli artisti, anche se poi non appaiono quasi mai nei titoli di coda..
Insomma, il mio cliente era uno che sapeva il fatto suo nel mondo dello spettacolo e della televisione, a tratti oscuro, ma per tutti straordinariamente attraente.
Un uomo davvero brillante, che pagava puntualmente tutti, ma a cui tutti dovevano praticare un po' di sconto, così, per definizione, perché per lui era quasi un atto di educazione o meglio, come diceva lui, di “buona volontà” e non ci si poteva rifiutare!
Ma se c'era una cosa che il mio cliente sapeva fare davvero era scoprire talenti, per i quali si spendeva con vera passione.
Un certo talento in verità diceva di aver ravvisato anche in me, quando dopo avermi conosciuto come controparte nel corso di una trattativa, pur giovane e sconosciuta freelance, aveva deciso di affidarmi una lunga serie di incarichi professionali, così, sulla base di un'intuizione, un investimento personale che non è poi rimasto insoddisfatto.
Il problema principale del mio cliente era che tanto più questi talentuosi artisti che decideva di adottare erano giovani e famosi, di una notorietà magari improvvisa o talvolta piuttosto “improvvisata”, tanto più arduo era amministrarli.
Che fare quindi nei momenti di criticità?
Litigare?
Dichiarare subito guerra, schierare mezzi e soldatini ed attaccare?
Troppo facile..
No!
In questi casi il mio suggerimento era di optare per una linea piuttosto morbida, consumata mediante una sottile strategia di persuasione (sebbene piuttosto “decisa”) del giovane artista di turno (o meglio ai danni del).
Questo senza comunque abdicare ad una difesa più tradizionale che era prevalentemente mirata a raccogliere e precostiture le prove per un (eventuale, successivo) contenzioso.
Pertanto, quando i capricci e le bizze di questi artisti oltrepassavano il limite della umana tolleranza, forte della fiducia del mio cliente, decidevo che non andasse inviata la canonica (seppur quanto mai meritatissima!) diffida da legale, che oltre ad obbligare a definire le doglianze, in fatto e diritto, avrebbe provocato il sicuro irrigidimento delle posizioni.
Il mio suggerimento era piuttosto che a scrivere fosse direttamente il cliente, come di propria iniziativa, senza mediazione, una lettera spontanea, appassionata, in cui questi si strappasse il cuore dal petto e lo porgesse alla controparte, come un umile dono.
Una lettera, ovviamente, integralmente da me predisposta.
E quanta libertà concede l'agire in incognito, dismessa per un attimo la toga ed indossati i panni del cliente!
Niente tecnicismi, argomentazioni più grossolane, dove si dice, non si dice, si paventano scenari più complicati, da nessuno auspicati, in cui si offre sempre una soluzione bonaria, un commodus discessus, perché quello che conta, in fondo in fondo, sono solo i sentimenti.
Una lettera scritta di proprio pugno dal cliente (poco conta che quel “pugno” in realtà lo sferrasse il sottoscritto avvocato..) con l'obiettivo (apparente) di provocare un dialogo, ma quello (più insinuante) di ottenere in risposta le ammissioni della controparte in ordine alle concrete modalità del rapporto e stavolta per iscritto (sic! come si scriverebbe negli atti di causa..).
Certo, perché nella maggior parte dei casi non c'era nulla di scritto tra di loro, solo una stretta di mano.
In realtà poi nella lettera (un pochino) si doveva intravvedere che dietro il cliente o, meglio nel suo taschino, c'era un avvocato.
D'altra parte, un manager di artisti che ha fatto fortuna, ma, nel caso di specie, non credo si fosse spinto oltre una (seppur dignitosissima) licenza di quinta elementare (peraltro, immagino, forse ottenuta più per la simpatia della maestra, “corrotta” a colpi di caramelle..) non è che usasse ogni giorno certe espressioni..
Come d'altra parte, le medesime espressioni, rivolte ad un artista che magari non ha propriamente studiato all'Istituto d'Arte Drammatica, essendosi piuttosto formato alla scuola dei talk show di fascia pomeridiana, interrotti ogni tre minuti dalla pubblicità, via dall'equazione sole-cuore-amore, il rischio di cogliere nel segno l'avevano pure..
Invero, la strategia di strisciante convincimento, vedo-non-vedo l'avvocato, faceva sì che il giovanotto alla fine si “ravvedesse” davvero, peraltro pensando di essere pervenuto a quella decisione per una sua libera ed autonoma scelta.
Anche la giovane show girl di cui in discussione, dopo avere ricevuto la lettera che leggerete in appresso, è scesa a più miti consigli o, meglio, a più miti “capricci”.
O per lo meno, lo ha fatto per un altro paio di stagioni, come si dice nel mondo dello spettacolo.
Poi, pare che, attaccata l'ugola al chiodo, abbia messo su famiglia ed aperto un ristorante (forse) in provincia di Crotone, dove (dicono) si mangi anche molto bene!..
Buona lettura...

Roma, 15 novembre 2009

Gentile Signorina

Lucia Sempronia

Via, Città, CAP


Oggetto: Lucy Semprony - riscontro missiva datata 12.11.2009

Cara Lucia,
che nel corso della vita si subiscano delusioni professionali ed umane, non è una novità, io personalmente ne ho subite molte..
Ma un certo tipo di “appunti”, più che determinare delusione, costituiscono una vera offesa intellettuale.
A questo proposito, ritengo “inspiegabile” l’espressione “comportamento disinteressato e demotivato” di cui mi accusi a fronte di tutto il tempo, il lavoro, le risorse e le energie già spese per produrre e promuovere la tua immagine ed il tuo progetto artistico.
Sono costretto, infatti, a ricordarti che:
1. lavoro al tuo progetto discografico da oltre un anno, con investimenti cospicui di denaro e di energie, pur in assenza di una scrittura che potesse garantirmi completamente (ad esempio prevedendo delle penali a tuo carico, in caso di inadempimento), a dimostrazione dell’estrema fiducia e disponibilità nei tuoi confronti;
2. ho investito due noti professionisti (in particolare Ottaviano De Tizis che, come ben sai, sovraintende al lavoro) dell’incarico di gestire e curare passo per passo il tuo progetto, a cui ho raccomandato di prestare ogni attenzione necessaria, di eliminare ogni eventuale perplessità o dubbio sulle scelte artistiche ed il repertorio, etc., perché si potesse lavorare in piena sinergia e in clima di collaborazione (sostenendo, naturalmente, tutti i costi relativi);
3. mi sono esposto pubblicamente in tuo favore, per sviluppare la tua immagine di artista, segnalando il tuo nome presso gli addetti ai lavori e diffondendo informazioni sul progetto discografico anche a mezzo di programmi televisivi nazionali, come ad es. “Festival dei giovani Fenici”;
4. ho fatto realizzare servizi fotografici, ho fatto ricercare abiti di tuo gradimento e quanto occorresse per impostare nel modo migliore il tuo progetto discografico e promuovere la tua immagine (con costi impegnativi che ho sostenuto integralmente);
5. ho fatto realizzare il sito web “Lucy Semprony”, per dare la giusta visibilità al tuo personaggio (sostenendo tutti i relativi costi, anche di aggiornamento);
6. ho poi sostenuto i costi di tutti i trasferimenti, soggiorni, ospitalità (anche quelli non strettamente necessari alle attività che ti ho procacciato), disegnando così per te un percorso di artista di serie “A”;
7. ho provveduto, dietro (tua!) precisa sollecitazione, a concordare condizioni migliori dell’attuale rapporto contrattuale con La 129^ International TV;
8. ho assecondato la richiesta di definire “alcune clausole” del nostro stipulando contratto – richiesta che con mia grande amarezza, mi hai fatto pervenire da parte di studi legali!! - investendo il mio legale (l’Avv. Crimi) di concordarne le modalità migliori; poi, nonostante la disponibilità mostrata, l’Avv. Crimi non ha avuto alcun riscontro da parte dei tuoi legali.
Mi pare (e forse, in fin dei conti, è evidente anche per te) che quello che ti ho illustrato, il mio, non è certo un “comportamento disinteressato e demotivato”.
Poi, pur non avendo competenze in materia di diritto, so che se una persona fa investimenti nell’interesse di un'altra e questa ne beneficia di buon grado, alimentando pienamente la fiducia del primo sulla continuazione del rapporto; bene, anche in assenza di un contratto, anche se gli investimenti sono effettuati (ed accettati) nel corso di una semplice trattativa, la seconda persona, se interrompe il rapporto, ha degli obblighi e delle responsabilità, come quella, quanto meno, di restituire le somme spese e di risarcire tutti i danni per aver violato questa “fiducia”.
Purtroppo ti rendi conto che la mia “fiducia” sta “vacillando”, allo stato, e che, oltre al denaro speso, ho subito gravi danni di immagine, avendo lavorato (con onestà e senza mai ingenerare false speranze), nel solo interesse di un’artista che però oggi mi ha vuol dare il ben servito e senza tante spiegazioni.
Ti pregherei, quindi, di concordare un incontro, anche alla presenza dei rispettivi avvocati, se vuoi, per tentare di trovare insieme una soluzione a questa “empasse”, prima di approdare alle sedi legali, che non soddisfano mai completamente e lasciano sempre con grande amarezza.
Con vivo dispiacere (per ora) ed in attesa di una tua risposta.
Tuo, Antony


Racconto frutto di pura fantasia.
Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è del tutto casuale.
Lo scritto ha valore e scopo puramente esemplificativo e di intrattenimento.

di Giorgia Crimi

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