Il
figlio (minorenne) dei miei clienti era stato accusato di avere
investito con la propria bicicletta un ciclista di mezza età che,
con un gruppo di amatori, percorreva una tranquilla via provinciale,
in una soleggiata domenica di fine estate.
Il
giovanotto (a quasi 14 anni, già un serio pirata della strada!)
provocava a questo signore una frattura scomposta e la conseguente
necessità di un'accurata faticosa riabilitazione.
Il
ragazzino, prontamente accerchiato (!!) dal gruppo di amatori (e mi
pare il minimo!) si diceva poi avesse fornito false generalità (o
quanto meno, pareva che il cognome fosse lui, ma il nome non
corrispondesse), oltre a un numero di cellulare che spesso non
squillava e l'indicazione del liceo che frequentava.
Il
(povero!) danneggiato non era riuscito quindi ad avanzare
“pacificamente” e riscuotere prontamente il dovuto risarcimento.
Lo
stesso pertanto era costretto ad una difficile ricerca del giovane,
che implicava di chiamare telefonicamente tutte le famiglie che in
zona portavano quel cognome, oltre che svariati appostamenti presso
tutte le scuole della provincia..
Fino
ad individuare il nome giusto!
Per
carità, un po' di cose non corrispondevano, ma meglio di niente!
e
considerando la reticenza del ragazzo e il fatto che" le istituzioni
non ci tutelano abbastanza!!", si poteva approssimare che fosse lui,
proprio lui, il pirata della strada.
Seguivano
un paio di telefonate a casa, una denuncia (seppure contro ignoti),
qualche raccomandata..
La
richiesta economica non veniva quantificata, ma quello che era certo
è che il ragazzo avrebbe passato i guai seri.
La
mia strategia?
Oltre
al fatto che chiaramente il figlio dei miei clienti non aveva alcuna
responsabilità nella vicenda, sceglievo innanzitutto di far leva sui
grossolani errori difensivi della controparte, che metteva in campo
una serie di condotte perseguibili (e non solo in sede civile) molto
di più di quelle che astrattamente erano riferite al minore.
Come si concludeva la vicenda?
Con una integrale remissione della querela presentata dal ciclista danneggiato contro il mio giovane assistito (su suggerimento della PG) e una denuncia d'ufficio contro la
moglie del danneggiato.
Si, perchè nelle more dello scambio di corrispondenza tra legali, in
attesa delle indagini della Polizia, la signora aveva visto bene di
effettuare un interrogatorio (modello “Law and Order”) del mio
giovane assistito con un'incursione diretta nella classe del ragazzo.
Tutto
è bene quel che finisce bene! (o quasi.. magari non per tutti, solo per i miei!).
In
allegato, la mia prima lettera di risposta al collega di controparte.
Ne
seguivano svariate altre, ma la direzione si dovrebbe capire..
Buona lettura!
Milano, 29 gennaio 2016
Egregio Signore
Avv. Tizio De Tizis
Via, Città, CAP
Oggetto:
Caio c/ Sempronio -
riscontro Sua del 18.1.2016
Egregio
Collega,
a
nome del mio assistito, Sig. Lucio Caio, riscontro la Sua pregiata in
oggetto, pervenuta in data 18.1.2016, seppur datata 22.12.2015.
Devo
tuttavia preliminarmente evidenziarLe che, mio malgrado, non mi è
possibile accettare alcun contraddittorio in merito, nè prendere
posizione sui contenuti della missiva medesima, in quanto la vicenda
in parola non riguarda il mio assistito.
Infatti,
la Sua pregiata è stata indirizzata erroneamente al Sig. Caio
(nonché ad una non meglio precisata Sig.ra Clelia Ciceronis che non
ha alcun legame con il cliente), poiché il medesimo non è genitore
del minore Giulio Caio, a cui vengono riferiti gli asseriti danni
subiti dal Suo assistito con relativa richiesta di risarcimento ed il
cliente (nonché il suo nucleo familiare) è del tutto estraneo
all'episodio in parola.
Nel
caso di specie ricorre invero un grossolano errore nella
identificazione dell'autore della presunta condotta dannosa e/o dei
soggetti responsabili dell'occorso da Lei riferito.
Sono
certa che il Collega abbia scrupolosamente compiuto le proprie
valutazioni professionali sulla base delle dichiarazioni del cliente.
Pur
tuttavia mi permetterei di evidenziare al Suo cliente, Suo tramite,
che rivolgere richieste economiche a fronte di accuse precise,
formulate in termini giammai dubitativi, ma perentori e minacciosi,
senza essere evidentemente in possesso delle necessarie certezze
sulla identità dei soggetti responsabili è condotta altamente
incauta che oltre a recare impropria molestia e turbamento nei
destinatari incolpevoli, rischia di generare ben più gravi
responsabilità.
Non
dubito che, una volta verificate le dichiarazioni del Sig. Sempronio
e/o delle fonti comunque sentite in relazione alla vicenda, che hanno
consentito di risalire impropriamente al mio assistito (non è dato
sapere in che modo), le pretese in parola potranno essere
opportunamente rivolte ai danni del reale destinatario.
Tuttavia,
nelle more, state tutto quanto sopra premesso e chiarito, invito il
Suo cliente, Suo tramite, a voler far pervenire ai miei recapiti
immediatamente, comunque entro un termine non superiore a 48
(quarantotto) ore, una presa d'atto dell'errore nella identificazione
del soggetto responsabile della presunta condotta dannosa in parola,
con una completa rinuncia in ordine alle pretese incautamente
formulate nei confronti del mio assistito, il quale si è detto, in
tal caso, sin d'ora disponibile ad archiviare la vicenda in termini
bonari.
In
difetto, mio malgrado, devo informare il Suo cliente, Suo tramite,
che, stante gli aspetti soprendenti e paradossali della vicenda, che
hanno comunque recato molestia al Sig. Caio ed al suo nucleo
familiare, ho già ricevuto mandato dal medesimo per procedere a
tutelare i diritti del mio assistito presso ogni Autorità
competente.
A
Sua disposizione per ogni necessità di chiarimento in relazione ai
contenuti della presente, resto in attesa di un Suo urgente riscontro
alla presente.
Cordialità.
Avv.
Giorgia Crimi
Racconto
frutto di pura fantasia.
Ogni
riferimento a fatti o persone realmente esistenti è del tutto
casuale.
Lo scritto ha valore e scopo puramente esemplificativo e di intrattenimento.
Riservati
i diritti. E' vietata la riproduzione anche parziale.
di
Giorgia Crimi
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